FabrizioCammarata_byDodoVeniziano_2lun. 25/12/2017

biglietto: 10 € + d.p.
botteghino: 12 €
inizio concerto: h. 22.30

 

Of Shadows“, l’ultima fatica creativa di Fabrizio Cammarata, suggerisce proprio questa domanda.

Lui, cantautore siciliano ma decisamente cosmopolita, racconta che le canzoni del suo ultimo lavoro sono state scritte durante gli innumerevoli viaggi che lo hanno portato dalla sua nativa Palermo in giro per il mondo. Eppure sembra quasi come se Fabrizio Cammarata per scrivere quest’album si fosse ritirato in solitudine, nella penombra di un piccolo laboratorio alchemico, ad esplorare profondamente la natura delle sue ombre, intrecciando ricordi personali del suo passato e sentimenti vivi del suo presente.

Attraverso il suo nuovo album “Of Shadows“, prodotto da Dani Castelar (produttore di Paolo Nutini e engineer in passato di Editors, REM, Michael Jackson, Snow Patrol), Fabrizio Cammarata narra l’eterno alternarsi di luce ed ombra, e proprio in merito a questo l’artista commenta: «Personalmente ho sperimentato parecchio questa alternanza, e il più delle volte si trattava di storie d’amore, intense, emozionanti ed emozionate, anche se, in definitiva, fallite». Ma anche su altri meta-livelli Fabrizio esplora l’interrelazione tra luce e ombra, per esempio tramite il fenomeno dell’eclissi solare, in cui si rispecchia la condizione umana stessa, fisica ed emotiva, e di cui è testimone il ritmo naturale del tempo. È nell’ombra dell’eclissi che si manifesta la natura meno accessibile di Terra, Sole e Luna.

Proponendosi di indagare il punto d’incontro tra la luce e il buio, “Of Shadows” (il cui titolo ha proprio la forma di un antico trattato illuminista) favorisce un momento di intensa riflessione. Non a caso è un’opera che rivendica il tempo necessario per essere assimilata in tutte le sue molteplici sfumature, rivelandosi infine, tra i chiaroscuri di cui si dipinge, solo nell’incedere degli ascolti.

L’inizio di tali esplorazioni è stata la canzone “Long Shadows“, scritta e registrata una notte a Cordoba, in Spagna, e già inserita nell’EP “In Your Hands“, le cui quattro tracce sono accompagnate da semplici ma profondi e oscuri videoclip. Alla luce dell’approccio generale del nuovo album, “Long Shadows” diventa quindi il nucleo centrale di quest’opera.

Già all’interno dell’EP “In Your Hands” si manifestava una sorta di dicotomia, che ora si riflette sull’album stesso, attraverso diversi espedienti narrativi dai forti toni immaginifici: la dualità di luce e ombra e la loro interdipendenza, la brutalità della fine contro la tenerezza dell’inizio, la diffidenza e la severità contro il romanticismo e la sensibilità, ma anche l’opposizione tra le leggi della fisica e le leggende della mitologia.

In continuità con il video di “Long Shadows“, “Come and Leave A Rose” prosegue a trattare temi quali la solitudine e l’iperbolico perire d’amore, proponendo un’analisi scientifica, o meglio alchemica, con una sensibilità quasi animista che guarda alla natura e all’universo.

Lo sguardo di Fabrizio Cammarata, che in questo lavoro esplora il cono d’ombra e gli squarci di luce che caratterizzano l’intimità di ogni individuo, è il mezzo attraverso cui il flusso emozionale dal profondo di sé è giunto a immagini da rievocare, spezzare e ricomporre. Una visione di enorme impatto, non immediata e certamente aliena alla dimensione frenetica che caratterizza oggi la nostra quotidianità, ma di sicuro affascinante ed emozionante, nella misura in cui abbraccia sentimenti condivisibili, che ci uniscono come esseri umani su un tessuto lirico familiare.

Tutto questo si rispecchia anche nel sound del nuovo disco, che in alcuni punti è estremamente ridotto alle sue componenti essenziali, solo per poi aprirsi sprigionando un’intensità sapientemente dosata.
Il duello tra introspettivo ed espressivo si palesa anche nei testi, che nella loro complessità poetica funzionerebbero anche senza alcuna musica. Ma l’interazione delle liriche con le melodie, oltre alla realizzazione grafica e fotografica – per il cui sviluppo Fabrizio Cammarata ha collaborato a stretto contatto con l’artista italiano Ignazio Mortellaro, attivo anche sulla scena elettronica europea – crea un’opera artistica totalizzante che, nella sua sublime e significativa ricercatezza, diventa molto più di un incredibile album personale, le cui tracce scorrono direttamente sottopelle.

Il fatto che “Of Shadows” sia in grado di coinvolgere così tanti livelli tematici diversi è certamente il risultato delle origini di Fabrizio. Infatti Palermo, città dall’incredibile passato e dalla cultura millenaria, è un melting pot davvero unico in Europa. E non è solo la storia antica di Palermo ad essere speciale nel suo genere, ma anche quella moderna e contemporanea, che ha lasciato segni tangibili e indelebili sull’anima della città, con le eleganti sfaccettature dello stile Liberty, che danno all’architettura e alla struttura urbanistica dell’antica zona portuale un’immagine misteriosa ed oscura in certi momenti della giornata.

In un ambiente dinamico tale, dove la tradizione popolare si incontra con la fervida vitalità di questo intreccio culturale, le caratteristiche poliedriche della città si rivelano nelle produzioni teatrali, o nelle opere degli artisti di Palermo, un luogo dove può capitare di vedere Fabrizio scambiare parole e canzoni con l’irlandese Damien Rice per una notte intera su una terrazza del centro storico.

Fabrizio è chiaramente un figlio di questa città, ed è cresciuto con un suo personale sguardo verso la musica e la vita di Palermo che rispecchia nella sua arte, ma non è certo un folklorista tradizionale. Come alcuni dei suoi modelli di riferimento, tra cui Bob Dylan, Fabrizio de André e Nick Drake, cerca sempre nuovi stimoli pur avendo i piedi ben saldi nella grande tradizione, ciò gli permette di dare alle sue radici mediterranee un sound del tutto contemporaneo. Questo si avverte anche nel carattere multisfaccettato dell’album, che Fabrizio ha registrato e prodotto insieme al produttore spagnolo Dani Castelar, agli studi di Indigo al Palazzo Lanza Tomasi di Lampedusa, uno studio che col tempo si è trasformato nel cuore pulsante della scena musicale dell’intera isola.

Live, Fabrizio Cammarata è uno di quegli artisti di talento che, da soli con la propria voce e una chitarra, sono in grado di condurre un gran numero di persone a una sorta di gioia embrionale, ma anche alla più profonda disperazione, perché è capace di creare situazioni di preziosa intimità in cui l’ascoltatore si trova improvvisamente a nudo, di fronte a se stesso, senza compromessi, senza difese. È riuscito a creare situazioni di assoluta empatia anche quando ha avuto il piacere di suonare come supporto a grandi artisti tra i quali Ben Harper, Patti Smith, Iron & Wine, Devendra Banhart, Emiliana Torrini e Lucinda Williams e sarebbe capace di mettere in religioso silenzio grandi sale, usando solo il suono della sua incredibile voce e toccando le giuste corde. Anche nei club più rumorosi, alle prime note de “La Llorona” si crea un vuoto immobile, i barman spengono i frigoriferi e inizia un rituale quasi sciamanico.

Parlando con Fabrizio Cammarata del suo lavoro, la conversazione diventa rapidamente riflessiva e delicata. Questo è certamente dovuto al fatto che non considera mai le sue canzoni distaccate dagli altri processi umani e artistici. In Fabrizio, una notevole varietà di influenze e forme espressive di forte ispirazione come la poesia e la prosa, il cinema e l’arte performativa, la composizione e l’esibizione, si fondono in una sorta di “flusso di incoscienza”. La sua opera si fonda su storie reali, eventi imprevisti ed esperienze fatte durante i viaggi, ma anche sull’essenza delle dinamiche interpersonali, che raccontano un grande amore e una tragica separazione. A volte è un’immagine, talvolta un promemoria o una frase che si ancorano in un angolo della sua mente, fino a diventare l’inizio di un nuovo momento creativo. Dove lo stimolo lo condurrà – possa essere una canzone, un video o un cortometraggio, forse anche a scrivere un romanzo intero o a lavorare a un road movie  – Fabrizio a volte non sa, almeno all’inizio del processo. È già successo che in alcune circostanze si sia reso conto solo a metà dell’iter creativo che stesse iniziando un nuovo progetto.

Un esempio è stato lo spontaneo album soul “Skint And Golden“, che Fabrizio e il suo amico di vecchia data Paolo Fuschi hanno registrato tra Manchester e Palermo nel 2013. «Paolo mi ha chiamato una mattina inaspettatamente e aveva in mente qualcosa, mi chiese se mi potesse piacere l’idea di andare da lui a Manchester per scrivere un paio di canzoni soul, come omaggio alla grande musica con cui siamo cresciuti insieme, Marvin Gaye e la Motown». L’album, il cui batterista Adam Dawson è presente anche nel nuovo disco di Fabrizio, uscì mixato da quelli che erano gli studi appena nati di Indigo.

Un altro caso è stato il viaggio in Messico del 2014, dove Fabrizio è entrato sempre più in contatto con un contesto musicale contemporaneo, ma anche dove ha assorbito e studiato i pilastri della grande tradizione di quel Paese.

In particolare, è rimasto affascinato dalla musica della leggendaria cantante Chavela Vargas, “l’Edith Piaf messicana”, che lo ha portato, insieme all’amico cantautore Antonio Di Martino, a scrivere un romanzo semi-biografico intitolato “Un Mondo Raro” e a registrare a Città del Messico un album di canzoni del repertorio della Vargas, reinterpretate in italiano e suonate insieme agli anziani chitarristi di lei.

Il romanzo e l’album sono il risultato di un progetto più vasto che è stato coltivato per molti anni e che, secondo Fabrizio, «sicuramente finirà a un certo punto, una fine che io stesso ancora non conosco», un road movie chiamato “Send You A Song”, dove, insieme al regista berlinese d’adozione Luca Lucchesi, documenta la sua ricerca sulla misteriosa figura “La Llorona“. «Stiamo lavorando a questo film da cinque anni, portando nuovi posti e scene nella drammaturgia e sono sicuro che ci sarà qualcosa che a un certo punto parlerà da sé». La Llorona è già apparsa nel contesto del nuovo album – un esempio, questo, di come diverse idee e progetti si intreccino reciprocamente nel suo lavoro.

E questo è il segreto che la musica di Fabrizio Cammarata custodisce, così come i testi, i video, gli scritti, i pensieri, e gli accordi: tutte le sue espressioni artistiche sono caratterizzate da un po’ di magia, che non può essere spiegata. La cosa migliore che possiamo fare a questo punto è consigliare l’ascolto di “Of Shadows” in solitudine e tranquillità (e, come Fabrizio suggerisce, meglio ancora se di notte), lasciandolo insinuare sottotraccia tra i ricami della propria storia personale.